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Nucleare in Italia

Nucleare in Italia

Storia del nucleare in Italia e uranio in Italia.


In Italia l'energia nucleare è stata sfruttata tra il 1963 e il 1990, presso le 4 centrali nucleari presenti sul nostro territorio e decommissionate in seguito al referendum abrogativo del 1987.

Le centrali di Latina, Sessa Aurunca e Trino permettavano all'Italia di essere, negli anni '60, il terzo produttore mondiale di energia nucleare, con una tecnologia assai sviluppata tanto da portare a considerare quella di Trino la centrale elettronucleare più potente del mondo.

La centrale di Caorso venne invece iniziata nel 1970, mentre nel 1982, a seguito del nuovo Piano Energetico nazionale, fu messa in cantiere la costruzione di 2 reattori nucleari a Montalto di Castro e delineata anche una seconda centrale a Trino.

Ma già a partire dal 1979, in seguito al gravissimo incidente di Three Mile Island, il nucleare inizia a destare serie preoccupazioni sia nell'opinione pubblica che nei governi. In seguito al successivo grave incidente di Chernobyl (1986), l'Italia decide di far esprimere i cittadini sulla volontà o meno di ospitare sul territorio nazionale le centrali nucleari.

Grazie alla grande partecipazione e alla schiacciante maggioranza espressasi contro il nucleare, i governi dei primi anni '90 pongono fine al progetto nucleare con la chiusura delle 3 centrali di Latina, Trino e Caorso. Quella di Montalto di Castro fu invece convertita a centrale termoelettrica.

Nel periodo di attività, le centrali nucleari in Italia hanno prodotto scorie radioattive stoccate quasi interamente in impianti di ritrattamento francesi e inglesi: sono scorie radioattive riprocessate che torneranno comunque in Italia tra il 2017 e il 2025, come previsto dagli accordi.

In Italia risulta un rilascio incontrollato di liquidi radioattivi nel 2006, presso Saluggia, in un deposito contenente barre di combustibile irraggiato provenienti dalla centrale di Tirso.

Oggi nel nostro Paese vi sono due reattori sperimentali in funzione, presso l'ENEA di Roma, avviati a regime totale nel 2010.


URANIO IN ITALA

In Italia esiste una presenza di uranio assai modesta. Il più importante ritrovamento è avvenuto a Novazza, in Lombardia, e si tratta di un giacimento in realtà mai sfruttato e che dovrebbe garantire, secondo l'AIEA, una quantità totale di 6.100 tonnellate di uranio.

Questo è però un dato totalmente teorico e privo di riscontri tecnici. Tra l'altro, la regione Lombardia ha impedito qualsiasi indagine mineraria, quindi di fatto il potenziale uranifero nazionale è pari a zero: si deve infatti sottolineare che anche se si riuscissero ad estrarre le quantità di uranio presumibilmente presenti a Novazza, queste nella migliore delle ipotesi servirebbero ad alimentare una moderna centrale nucleare per una durata non superiore ai 10 anni, e andrebbero comunque preventivamente trattate all'estero. Ecco perché il nucleare non toglie ma crea una nuova dipendenza energetica: quella dall'uranio.

(ultimo aggiornamento agosto 2013)

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