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Energia nucleare e referendum nucleare in Italia

Energia nucleare e referendum nucleare in Italia

L'energia nucleare è una fonte energetica con molti aspetti negativi.

Questa energia è prodotta nelle centrali nucleari mediante il bombardamento di uranio con neutroni: il nucleo dell'uranio viene così diviso in due nuclei più piccoli (fissione nucleare) e, per effetto domino, genera nuovi nuclei che a loro volta, bombardati da altri nuclei di uranio, danno luogo alla famosa reazione a catena nucleare.


L'uranio non emette in atmosfera anidride carbonica, il principale gas serra, a differenza dei combustibili fossili: questo è un aspetto positivo (forse l'unico).


Uno degli aspetti negativi è invece rappresentato dal fatto che durante questo processo viene emessa radioattività ad alta intensità: gli oggetti esposti alle radiazioni assorbono radioattività, diventando scorie radioattive. Le scorie devono essere stoccate anche per molte migliaia di anni per far decadere il livello di radioattività. Attualmente nessuna tecnologia è in grado di distruggerle: vi sono studi che sembrano dimostrare la possibilità di riutilizzare alcune scorie per produrre nuova energia e di essere smaltite in poche decine d'anni, ma il tutto rimane ancora infattibile.


Parte dell'opinione pubblica è favorevole al nucleare, soprattutto perché intravede nel suo sviluppo l'unica via d'uscita dalla dipendenza petrolifera.
Parte invece è contraria principalmente per 2 aspetti: quello economico e quello della sicurezza.

Gli ultimi dati disponibili aggiornati al 2012 parlano di una percentuale di produzione globale di energia da nucleare pari al 13,5% del totale prodotto (320.000 MW/20.000 TWh).


Nucleare in Italia e referendum nucleare.

In Italia un referendum (referendum novembre 1987 per l'abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, per l'abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari e per l'abolizione della partecipazione dell'Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all'estero) ha sancito la volontà per la maggioranza degli italiani (circa l'80% del 65% recatosi alle urne) di vivere in un Paese senza nucleare.

E' interessante notare come il referendum non solo abbia manifestato una contrarietà al nucleare in Italia, ma anche un divieto di collaborazione con l'estero per Enel: divieto disatteso e anzi prorogato nel tempo e ampliato nelle collaborazioni, grazie anche ad una legge abrogativa del referendum passata in silenzio nel 2007.
Il nucleare in Italia e nel resto del mondo comporta costi di progettazione e realizzazione elevatissimi, essendo altissima la tecnologia e la competenza richiesta ai progettatori di un impianto, al quale deve necessariamente compartecipare la finanza pubblica (quindi i cittadini).
E, una volta terminata la costruzione, si devono aggiungere i costi per la messa in sicurezza militare contro eventi terroristici o naturali (per esempio il grande incendio che ha colpito Mosca e dintorni nell'estate del 2010 e che ha rischiato di raggiungere sia l'area di Chernobyl che lo stoccaggio delle scorie dello stesso): in quest'ottica parrebbe inevitabile un intervento (cioè un aumento) sulla nostra bolletta elettrica. Inoltre, è innegabile un legame tra l'utilizzo di uranio e la produzione di armi, anche in paesi in via di sviluppo e con governi instabili o tendenzialmente "aggressivi": una situazione che preoccupa una buona parte dei cittadini. Cittadini che, tra l'altro, accettano mal volentieri di convivere a fianco di una centrale nucleare o di uno stoccaggio di scorie radioattive. Questo rappresenta un altro ostacolo, quello della localizzazione di un impianto nucleare.


E' ancora vivo il ricordo, per esempio, di Chernobyl (ex URSS) e dei devastanti effetti, soprattutto a lungo termine, che quel disastro ha prodotto sulla popolazione e nell'immaginario di miliardi di persone, e naturalmente dell'ultimo tragico tsunami che ha colpito il Giappone e le sue centrali nucleari, una catastrofe ambientale e umanitaria con danni ed effetti negativi sulla salute che non possono ancora essere quantificati.

Su quest'aspetto, quello della sicurezza, la critica maggiore che l'opinione pubblica pone al nucleare è che non esiste una tecnologia che garantisca la sicurezza "totale", al 100%: un minimo rischio è sempre presente, quindi la possibilità di incidente NON è pari a zero. Da questo punto di vista, una centrale nucleare rappresenta un possibile, anche se poco probabile, altissimo pericolo costante.


Situazione del nucleare nel mondo e altri aspetti negativi del nucleare.

Negli USA operano 109 reattori per una potenza di 99 GW. L'ultimo ordine di costruzione di un reattore nucleare effettivamente realizzato risale a 23 anni fa. Negli ultimi 30 anni, i reattori ordinati e successivamente cancellati per i costi crescenti sono stati 123, mentre nel 1990, in Canada, il piano di costruzione di 10 reattori entro il 2014, è stato cancellato.

Anche i Paesi Bassi nel 2005 (dopo che nel 2003 vi fu un iniziale rinvio al 2013 del decommissioning) e la Svezia all'inizio del 2009 hanno fatto marcia indietro e hanno definitivamente annullato le deliberazioni sulla propria rinuncia alla produzione elettronucleare (nel caso dei Paesi Bassi proponendo subito dopo anche la realizzazione di un nuovo reattore).

Nel 2011, il Giappone (a forte propensione atomica) ha annunciato l'abbandono dei piani per 14 nuovi reattori.

Sempre nel 2011 il Parlamento tedesco, che il 26 novembre 2010 aveva annullato la scelta del 2002 di chiudere gradualmente tutte le proprie centrali nucleari approvando il disegno di legge (entrato in vigore il 1º gennaio 2011) che estendeva l'esercizio dei 17 reattori in funzione nel Paese, è ritornato sui suoi passi e ha deciso il loro definitivo spegnimento entro il 2022.

Di segno contrario purtroppo la scelta del Belgio che ha annunciato di aver messo sotto condizione sospensiva l'uscita dall'energia nucleare che era stata invece disposta senza riserve nel 2003. La clausola è che entro il 2025 siano state individuate fonti alternative adeguate a garantire la sicurezza e l'economicità delle forniture elettriche.

Nel 2011 la Svizzera ha deciso l’abbandono graduale dell'elettro-generazione da fonte atomica, chiedendo che non venga autorizzata la costruzione di nuove centrali (compresi i tre nuovi reattori proposti e che erano in attesa di deliberazione finale).

La centrale Yankee Rowe (Massachussets), chiusa nel 1991, fu costruita nel 1960 a un costo, in dollari 1993, di 186 milioni; lo smantellamento completo prevede (non è stato ancora completamente terminato) una spesa di 370 milioni di dollari, quasi il doppio di quanto speso per costruirla. La sua durata è stata quindi di 31 anni.


La vita media dei 433 reattori attualmete in funzione nel mondo è di 21 anni. Si stanno smantellando o si sono smantellate 140 centrali. In costruzione (dati 2012) ce ne sono 63. Vale la pena di sottolineare che si tratta di centrali in costruzione, non in progetto di costruirle: a tal proposito, le cifre ufficiali parlano di 329 impianti proposti ma solo 160 pianificati.


Nel 2002, British Energy entrò in crisi perché la liberalizzazione dei mercati elettrici aveva reso il nucleare poco competitivo. Fu salvata dalla bancarotta grazie a un criticato aiuto pubblico di oltre 6 miliardi di euro, in parte per coprire le passività legate alla gestione delle scorie nucleari e al futuro smantellamento delle centrali nucleari.


Nel gennaio 2005, la Corte dei conti francese ha scoperto che a fronte di 13 miliardi di euro di accantonamenti dichiarati da Electricité de France per lo smantellamento delle centrali nucleari e per la gestione delle scorie radioattive, esistono solo 2,3 miliardi di attivi effettivamente dedicati allo scopo.


Da questi esempi emerge il dubbio che il nucleare sia un'industria in cui è facile scaricare i costi sul futuro e sulla collettività.
Inoltre, il costo di smaltimento dei rifiuti è maggiore del costo di fabbricazione della centrale, e non si deve dimenticare che in Italia non ci sono giacimenti di uranio, e questo creerebbe una nuova dipendenza dall'estero (uranio al posto del petrolio)
.


Quale può essere quindi l'alternativa? Ricordiamoci questi 3 punti:


- Ridurre i consumi di energia

- Rendere più efficenti i sistemi: abitazioni più isolate, impianti termici più efficienti, elettrodomestici migliori, illuminazione a basso consumo/alta efficenza.

- Investire sulle fonti rinnovabili: un pannello fotovoltaico è garantito fino a 25 anni e produce energia fino a 35 anni, e il solare e l'eolico sono le due fonti energetiche che continuano a calare come costi: nel 2010 è previsto che 1KW prodotto dal solare costerà come 1KW prodotto dal petrolio.

(ultimo aggiornamento agosto 2013)

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